
Chi sbazzica da tempo nel mondo del Cristianesimo, che sia credente o semplice studioso di esso, avrà molto probabilmente sentito parlare dei cosiddetti “sedevacantisti“, un particolare gruppo di cristiani che si differenzia dagli altri a causa di alcune divergenze dottrinali.
In questo articolo e in quelli che seguiteranno, il sottoscritto cercherà di spiegare, in modo semplice, perchè il fenomeno del sedevacantismo non può in alcun modo rappresentare il vero Cristianesimo, per via della sue contraddizioni e dei suoi errori dottrinali, che, se abbracciati con pieno consenso e consapevolezza, portano il fedele a compiere il crimine di scisma (e anche di eresia, nel peggiore dei casi).
Il fenomeno va preso sul serio: sono molti, purtroppo, i credenti onesti che cadono nelle trappole dottrinali dei sedevacantisti, soprattutto quelli che orbitano attorno all’ambito del cattolicesimo cosiddetto “tradizionale”, ossia quello dei cattolici che frequentano la Santa Messa nel rito romano in forma straordinaria (anche chiamato “Vetus Ordo” o “Messa Tradizionale/Tridentina”), celebrata con le rubriche liturgiche del 1962, precedenti alla riforma degli anni ’70.
Il sedevacantismo è quindi una teoria da confutare

Capitolo 1: Definizione del Sedevacantismo
Il sedevacantismo (dal latino “sede vacante“, che in italiano ha pronunzia e significato analogo) è una visione teologico-ecclesiologica, secondo cui, attualmente, la Sede del Sommo Pontefice, capo della Chiesa Cattolica, sarebbe vuota, priva di occupatore, per l’appunto, vacante.
Colui che in questo momento storico è considerato il Pontefice (da cattolici e non), ossia Sua Santità Francesco, non sarebbe quindi il vero Papa, bensì o un antipapa eretico (nel migliore dei casi) o un usurpatore scelto dalla massoneria per distruggere la Chiesa dall’interno (nel peggiore dei casi); lo stesso dicasi per tutti i Pontefici Romani che hanno avuto a che fare con il Concilio Ecumenico Vaticano II (che da ora chiamerò CVII per abbreviare), quindi tutti i Papi da Sua Santità San Giovanni XXIII in poi (fino al già citato Papa Francesco).
Essendo la Sede vacante, in questo momento ci troveremmo in una situazione di “interregnum”, periodo, della generale durata di una decina di giorni, che si ripete ogni volta che il Pontefice muore, in cui il “regno” della Chiesa verrebbe temporaneamente retto dal Collegio dei Cardinali, sotto la guida del Camerlengo (Cardinale “speciale” scelto dal Papa ancora in vita proprio per questa necessità).

I sedevacantisti (che da ora chiamerò SV o sedevac per abbreviare) condividono anche diverse opinioni, che sono accettate grossomodo da tutti coloro che abbracciano tale visione, a prescindere dalle varie differenze.
Se ve lo state chiedendo, sì, non esiste una sola visione del sedevacantismo. È più corretto infatti parlare, al plurale, di sedevacantismi, che però, appunto, hanno in comune alcune opinioni generali.
Esse sono le seguenti:
1) Il CVII è un concilio invalido, in quanto eretico: le eresie sarebbero contenute, in particolar modo, in tre documenti, ovvero:
- “Dignitatis Humanae“, che sancisce il diritto alla libertà religiosa;
- “Unitatis Redintegratio“, sull’ecumenismo e sui rapporti con le altre sette o comunità che si definiscono cristiane;
- “Nostra Aetate“, sul dialogo interreligioso con i culti non-cristiani.
Tali documenti contraddirebbero il Magistero della Chiesa fino a quel momento, in quanto, a loro detta, insegnano una sorta di indifferentismo religioso, secondo cui tutte le religioni sarebbero ugualmente delle vie di salvezza, con una puntina di baciapilismo alle Repubbliche costituzionali moderne, caratterizzate dal non avere una religione di Stato.
2) La Chiesa è senza Papa almeno da San Paolo VI in poi; alcuni ritengono che in realtà lo sia già dal suo predecessore, San Giovanni XXIII, che sarebbe caduto in eresia nel momento in cui ha deciso di indire un Concilio per cambiare la dottrina, fingendo di volerla preservare; Paolo VI invece o non è mai stato davvero il Papa, oppure è stato eletto validamente per poi perdere la carica dopo aver deciso di continuare il Concilio, scelta che lo avrebbe fatto cadere automaticamente in eresia, manifestata attraverso i documenti del CVII citati in precedenza.

3) La riforma liturgica post-conciliare, guidata da S.E. Mons. Annibale Bugnini, ha portato alla creazione di una falsa Messa, creata a tavolino con i protestanti e i massoni per liberarsi della “vera” Messa cattolica, ovvero il Vetus Ordo.
Lo stesso Mons. Bugnini sarebbe massone, con tanto di prove portate dal giornalista Mino Pecorelli (anch’egli massone), che avrebbe pubblicato una lista con i membri della nota loggia massonica P2 e i loro nomi in codice (per Bugnini sarebbe BU-AN, ovvero BUgnini ANnibale).
4) Alla morte di Paolo VI, viene eletto al soglio pontificio Sua Eccellenza Mons. Albino Luciani, Patriarca di Venezia, devoto a Sua Santità San Pio X e noto oppositore della massoneria, che sceglie come nome pontificale Giovanni Paolo I.
Egli (a detta dei SV) avrebbe voluto sbarazzarsi delle riforme conciliari per tornare alla Tradizione, ma la massoneria infiltrata nella gerarchia se ne sarebbe accorta e avrebbe deciso di fermare tale intenzione, uccidendo il Papa per avvelenamento (ecco spiegato il motivo della morte prematura di GPI), per poi sostituirlo con uno dei loro alleati, ovvero S.E. Mons. Karol Wojtyla, futuro San Giovanni Paolo II.
5) Non solo il Papa, ma tutta quanta la gerarchia sarebbe infettata dal modernismo vatican-secondista, che avrebbe raggiunto l’apice con il famoso incontro interreligioso di Assisi, sotto il pontificato di GPII, dove (bisogna purtroppo ammetterlo, ndr) molti frati e preti compirono diversi abusi in nome del dialogo.
Ergo, non solo non ci sarebbe un Papa valido, ma nemmeno vescovi o preti validi, sia per via delle loro eresie, sostenute personalmente ed insegnate pubblicamente (fatto che avrebbero sancito la perdita del loro ufficio), sia per via della riforma delle formule di consacrazione dei vescovi e dei preti, i cui cambiamenti sarebbero eretici; di conseguenza, sarebbero invalide tutte le consacrazioni dagli anni 70 in poi.
Non tutti però abbracciano tale visione, poichè troppo drastica.

Ora invece farò un breve riassunto dei diversi SVmi, assunti o promulgati da singole persone o istituti/monasteri sedevac, in base alle differenze che le caratterizzano. Ad ognuno dei SVmi attribuirò un nome, per rendere più semplice la memorizzazione:
1) SV feeneyita: sostenuto dai monaci benedettini del Monastero della Sacra Famiglia in America, guidato dai monaci fratelli Peter e Michael Dimond, i quali appoggiano la tesi del presbitero Leonard Feeney S.J., che interpreta in modo radicale il dogma “Extra Ecclesiam Nulla Salus”: secondo tale interpretazione, gli insegnamenti riguardanti il Battesimo di desiderio e di sangue, secondo cui verrebbe affermata la possibilità di salvezza eterna anche di chi, suo malgrado, non fa parte della Chiesa, sarebbero falsi ed eretici. Secondo i feeneyiti, quindi, si salverebbero solo ed unicamente i cattolici.
Essi credono anche che attualmente non ci siano, in tutto il pianeta Terra, nè preti validi nè Messe valide, anche se celebrate con il Vetus Ordo, ritenuto da loro una manovra di compromesso abominevole tra ortodossia e modernismo.
Gli unici preti validi, qual’ora esistano, sarebbero quelli consacrati prima degli anni ’70, che celebrano in Vetus Ordo delle Messe non “una cum” (ossia non in comunione col il Papa attuale) o che comunque non impongono ai fedeli di sottostare all’autorità dei Papi post-conciliari e alle loro false dottrine; stesso dicasi per le Confessioni, anche se in questo caso esisterebbero più opzioni, come quella di riceverla da un prete della Chiesa Ortodossa d’Oriente.
Come fare allora se la domenica non si può andare a Messa? Semplice: si rimane in casa e si pregano le 15 decine del Rosario e quindi i tre misteri, gaudiosi, dolorosi e gloriosi (niente misteri luminosi, poichè istituiti da Giovanni Paolo II); in caso di necessità, la preghiera delle 15 decine soddisferebbe, seppur non in senso completo, il precetto domenicale e la Santificazione della Domenica.

2) Sedeprivazionismo: deriva dalla tesi di Cassiciacum (così chiamata perchè teorizzata nella città di Cassiciaco), elaborata dal vescovo domenicano e lefebvriano Michel Guerard des Lauriers, il quale sosteneva che la sede del Papa non sia proprio vacante, bensì che fosse occupata materialmente (cioè in potenza) ma non formalmente (cioè in atto), usando la distinzione tra materia e forma nella filosofia di Aristotele e San Tommaso d’Aquino:
più precisamente, secondo tal visione, il Pontefice, nel caso in cui promulgasse eresie e venisse pubblicamente colto in flagrante, perderebbe formalmente la carica papale (poichè il Papa non può essere eretico) e diverrebbe “Papa” solo materialmente, nel senso che egli manterrebbe unita la “Chiesa temporale” a mo’ di capo di una corporation o una società, ma senza godere dei privilegi del Pontefice in atto, ovvero quello di insegnare, santificare e governare le anime (e pertanto, i fedeli sono tenuti a non obbedirgli) e lo stesso varrebbe anche per i vescovi e presbiteri, facenti parte della gerarchia, che appoggiano il CVII.
Però, nel momento in cui il “Papa” faccia pubblica ammenda delle sue eresie e cancelli le dottrine erronee da lui promulgate (ed eventualmente anche quelle dei suoi predecessori, nel quali il “Papa” credeva ), egli diverrebbe Papa in modo “completo”, ovvero formalmente.
Secondo quindi Lauriers e soci, da Giovanni XXIII in poi, noi avremmo solo “Papi in potenza”, perchè eretici.
I pochi preti e vescovi cattolici rimasti devono evitare di celebrare Messe “una cum”, omettendo la preghiera nelle rubriche, anche se alcuni ritengono che si possano seguire in coscienza anche le messe una cum.
Tale posizione è adottata dall’Istituto Mater Boni Consilii, attualmente guidata da don Francesco Ricossa in Italia, e in generale da tutti i seguaci di Lauriers.

3) Siri-vacantismo: il nome deriva dal Cardinale S.E. Mons. Giuseppe Siri, vissuto prima e dopo il Concilio, noto per essere un uomo integerrimo nella Fede e nella custodia della dottrina, tanto da essere il preferito del Papa appena deceduto, Pio XII, come suo erede nel pontificato.
Secondo i Siri-vac, nel Conclave del 1958, ad essere eletto al soglio pontificio, in realtà, sarebbe stato proprio Giuseppe Siri, con nome papale Gregorio XXVII; tuttavia, prima dell’annuncio, sarebbe successo qualcosa dietro le quinte (probabilmente, un intervento della massoneria infiltrata) che avrebbe impedito l’annuncio e forzato la ripetizione del Conclave, stavolta invaldo (in quanto il Papa era stato già eletto, ovvero Siri), il quale ha visto l’intronizzazione di Mons. Angelo Roncalli, ovvero San Giovanni XXIII.
Di conseguenza, se il Papa è sempre stato Siri, allora si spiega come mai la Chiesa si sia rovinata con il Concilio, poiché appunto è stato effettuato in comunione con un non-Papa.

4) Bene-plenismo (o Bene-vacantismo): questo tipo di SV è diverso dagli altri.
I Bene-vac ritengono, a differenza degli altri SV, che i Papi post-Conciliari siano eccome legittimi, tranne l’attuale, ossia Francesco, che avrebbe usurpato il trono di Pietro, togliendolo a Sua Santità Benedetto XVI (nato al Cielo lo scorso 31 dicembre), costretto ad abdicare a causa della pressione dei Cardinali tedeschi e modernisti (la cosiddetta mafia di San Gallen).
La prova sarebbe l’errata ortografia latina usata per scrivere l’atto di rinuncia, segno che egli ha volontariamente manomesso il documento, consentendogli di fingere l’abdicazione e ritirarsi in Monastero in Sede impedita.
Altri invece ritengono che, in realtà, avrebbe rinunciato solo ad alcune prerogative del Papato e non a tutte quante, e che quindi, in sostanza, ci sarebbe una sorta di Pontificato “allargato”, in cui Benedetto condividerebbe parte del Papato con Francesco.
Altri ancora ritengono che Papa Benedetto volesse davvero abdicare, ma a causa dell’errata ortografia la dichiarazione sarebbe invalida e quindi Benedetto, anche dopo l’atto di rinuncia, sarebbe rimasto ancora Pontefice senza saperlo.
(È tuttavia più diffusa la visione che vede Benedetto unico Papa e Francesco come antipapa usurpatore e ovviamente servo della massoneria).
I sostenitori più famosi di tale teoria sono il giornalista di “Libero” e attore di teatro Andrea Cionci e l’ormai ex-presbitero scomunicato Alessandro Maria Minutella, incorso nel doppio crimine di scisma ed eresia.

5) SV epicheisti: essi sostengono che l’ultimo Papa valido sia stato Paolo VI, caduto in eresia a causa della continuazione del CVII; perdendo il suo status di Papa, anche le elezioni cardinalizie, tenutesi sotto Paolo VI e successori, sarebbero invalide, di conseguenza, almeno per ora, è impossibile eleggere un nuovo Papa a partire dai Cardinali (in quanto, per l’appunto, non ne esistono di validi).
Di per sè, però, eleggerne uno è possibile: basterebbe riunire un Collegio Episcopale straordinario, composto da vescovi sedevacantisti, che possano eleggere un nuovo Pontefice e così salvare la Chiesa dal modernismo vatican-secondista.
Il potere che consentirebbe ai vescovi di convocare il Conclave è quello dell’epicheia, ossia il rifiuto straordinario di applicazione di una legge qual’ora, rispettandola, si andasse contro una legge di più alto valore ed importanza; essendo le nomine Cardinalizie e Papali invalide, questo legittimerebbe una elezione Papale straordinaria da parte degli unici (a detta loro) vescovi cattolici rimasti. Ed è grossomodo la stessa mentalità dei…
6) Conclavisti: i SV che rientrano nella categoria sono quelli che ritengono che la Chiesa non possa rimanere senza Pontefice e capo visibile e che quindi si debba rimediare, eleggendone un altro, ovviamente successore di Pio XII; tra essi spiccano:
- I fedeli della setta del (compianto) David Bawden, ossia antipapa “Pope Michael”, un (ormai defunto) uomo sulla sessantina, diventato famoso su internet, che dagli anni ’90 “reggeva” la Chiesa cattolica nella sua casetta nel Kansas, con tanto di sito internet per connettersi in giro per il mondo con i suoi fedeli. Tutt’oggi la setta esiste, pur non avendo un “papa”, continuando l’opera da sedevacantisti, fin quando il Signore non vorrà benedirli con un altro successore di Pietro. Oltretutto, si sostiene che David Bawden si sia pentito in punto di morte, che abbia ricevuto l’Unzione degli infermi da un prete diocesano e che pertanto sia morto in Comunione con la Chiesa (cosa che deve sicuramente far gioire tutti noi);
- I palmariani, membri della “Chiesa Cattolica Palmariana”, fondata dall’antipapa “Gregorio XXVII Magnissimo”, setta nata a partire da un gruppo di persone, tra cui lo stesso “Gregorio”, il cui vero nome è Clemente Dominguez, che ritengono vere le apparizioni della Madonna del Monte Carmelo a Palmar de Troya, piccola cittadina della Spagna Meridionale, nella quale la Santa Vergine avrebbe detto che la Chiesa di Roma si è infettata di massoni e che serve uno scisma(!) da essa per continuare il lavoro di Cristo. Tutt’oggi la setta esiste sotto il falso pontificato del cosiddetto “Pietro III”;
- I membri della “True Catholic Church” di Lucian Pulvermacher, il cosiddetto “Pio XIII”;
- I membri della “Chiesa Novella Universale del Sacro Cuore di Gesù“, il cui antipapa era “Emmanuel I”, ovvero il famoso padre Gino Frediani, che i fan della serie TV Boris conosceranno.

Capitolo 2: argomentazioni contro il sedevacantismo
Come ho detto all’inizio dell’articolo, abbracciare il sedevacantismo, qualunque ne sia il tipo specifico, è una visione scismatica e in molti casi eretica.
Ciò vuol dire che sposarla conduce fuori dalla Chiesa Cattolica, con serio rischio di dannazione eterna.
Ma come rispondere alle tesi delle varie visioni del fenomeno sedevacantista?
Possiamo farlo attraverso ciò che ci dice la Scrittura Sacra e corroborare con documenti ecclesiastici.
(N.B. per argomentare userò varie traduzioni, in particolare: in italiano, la Versione CEI 1974; in latino, la Nova Vulgata; in greco, la versione translitterata).
In Matteo 16:18, Cristo Signore affida le Chiavi della Sua Chiesa al Beato Apostolo Pietro.
Italiano: “E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa“
Latino: “Et ego dico tibi: Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam; et portae inferi non praevalebunt adversum eam“
Greco: “kagṑ dé soi légō hóti sỳ eî Pétros, kaì epì taútēi tē̂i pétrāi oikodomḗsō mou tḕn ekklēsían, kaì pýlai Háidou ou katischýsousin autē̂s“.
Nel passo citato, Gesù parla di una “ekklesian” o “ecclesiam”, cioè di un’assemblea (la Chiesa appunto), che Lui fonderà su Pietro, il quale, di questa assemblea, sarà capo e sommo pastore; tale Chiesa però ha una particolarità: le porte dell’Haidou (Ade), ovvero l’inferno, non prevarranno su di essa.
Le Parole del Signore hanno un chiaro significato di permanenza: la Chiesa di Gesù Cristo, con a capo Pietro, a detta del Suo Santissimo Fondatore, non potrà mai essere vinta dall’inferno e dalle sue forze. Rimarrà e permarrà in eterno (soprattutto in Cielo, mentre su questa terra, la Chiesa esisterà, come struttura giuridica visibile, fino alla seconda venuta di Cristo, dove ci sarà il giudizio universale. Lì la Chiesa terrena, chiamata dalla Tradizione “Chiesa Militante”, cesserà il suo compito).

Il concetto di “ecclesiam” è in verità già presente nell’Antico Testamento (il che non sorprende, dato che Gesù è il compimento dell’Antica alleanza che Dio strinse con Israele).
In Deuteronomio 23:1-4, infatti, il popolo d’Israele viene chiamato nella versione CEI del ’74 “Comunità del Signore”, nel latino della Vulgata “Ecclesiam Domini” e nel greco della Settanta “Ekklesian Kyriou”.
Israele è l’assemblea di YHWH, convocata da Quest’Ultimo che le fa da Capo e Guida. Quindi, allo stesso modo in cui Dio convoca l’assemblea d’Israele, Gesù convoca l’assemblea dei suoi seguaci, a riprova del fatto che Cristo è lo stesso YHWH e che, di conseguenza, la Chiesa Cattolica è la Nuova Israele.
Come la Chiesa di Gesù, anche la “Chiesa di YHWH” ha un capo, ovvero Mosè, che ricopre il quadruplice ruolo di:
- sommo pontefice (ovvero il “fautore del ponte” tra Dio e Israele);
- sommo intercessore (ovvero colui che prega il Signore in favore del suo popolo, riuscendo ad ottenere il suo bene, qual’ora quest’ultimo sia conforme alla volontà del Signore);
- sommo giudice (ovvero colui che emette giudizi per il bene di Israele e talvolta ratificando quelli che emette Dio stesso);
- sommo maestro (ovvero colui che insegna la Legge del Signore al popolo, che di Lui è discepolo).
Ci sono però delle prerogative che Mosè non ha, ovvero quella di Sommo Sacerdote, che appartiene ad Aronne e ai suoi successori (appartenenti alla tribù ebraica dei Leviti) e quella di “Sommo Re”, che apparterrebbe a Dio, ma che è stata poi data al Re Saul e quindi a Davide.
(N.B.: in alcune circostanze della storia d’Israele, il capo, sia materiale sia spirituale, è stato proprio il sommo sacerdote: basti leggere i Libri dei Maccabei).
Gesù, nel suo ministero terreno, ha preso su di sè tutte queste prerogative (Sommo Pontefice, Intercessore, Giudice e Maestro da Mosè; Sommo Sacerdote da Aronne; Sommo Re da Davide) e le ha unite tutte quante in un’unica “autorità”. Questa Autorità, questo “ufficio”, è stato poi donato a Pietro, eletto da Cristo Signore suo “Vicario”, ovvero colui che ne fa le veci in Sua assenza.
Non a caso, Santa Caterina da Siena amava chiamare il Papa “Dolce Cristo in Terra“, che non è solo un bel soprannome, ma è proprio un titolo teologicamente corretto e pregno di significato: il Papa è il Gesù in Terra, che esercita la Sua Potestà in qualità di capo visibile della Chiesa di Cristo, che di Essa è comunque il vero Capo, seppur “invisibile”.

Continuiamo la disamina con un altro passo del Vangelo.
Matteo 18:5-18
Italiano: “Se il tuo fratello commette una colpa, và e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all’assemblea; e se non ascolterà neanche l’assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano. In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo.“
Anche in questo caso, la parola “assemblea” in greco e in latino diventa rispettivamente “ekklesiai” e “ecclesiae”:
Latino: “quod si noluerit audire eos, dic ecclesiae; si autem et ecclesiam noluerit audire, sit tibi sicut ethnicus et publicanus“.
Greco: “eàn dè parakoúsēi autō̂n, eipòn tē̂i ekklēsíāi: eàn dè kaì tē̂s ekklēsías parakoúsēi, éstō soi hṓsper ho ethnikòs kaì ho telṓnēs“.
La versione inglese, addirittura, traduce letteralmente “Church”:
“And if he will not listen to them, tell the Church. But if he will not listen to the Church, let him be to you like the pagan and the tax collector“.
Cristo, in questi passi, sta insegnando la prassi da seguire per ammonire i fratelli in errore:
- prima bisogna riprenderlo a tu per tu, vis-a-vis;
- se poi non si ottengono risultati, lo si può portare da 2 o 3 testimoni;
- se anche in questo caso il fratello persevera nei suoi errori, lo si porta all’assemblea, la Chiesa Cattolica, autorità ultima che si occupa dei fedeli e insegna la Legge del Signore;
- se però, anche in questo caso, il fratello, in modo ostinato, rimane nell’errore, convincendosi delle sue idee erronee, dev’essere per noi come un pagano o un pubblicano, cioè persone fuori dalla Chiesa, bisognose di preghiere affinché si ravvedano.
Cristo, avendo affidato alla Chiesa la continuazione della sua opera, cioè lo “sciogliere” e il “legare” di cui parla nel passo citato, ha appuntato gli Apostoli come leader dell’assemblea (Matteo 28:18-20 : “Andate dunque e ammaestrate tutte le genti […] insegnando loro ad osservare tutto quanto vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo”) e chi ascolta loro, ascolta Gesù, e chi li disprezza, disprezza Gesù.
Non si può quindi pensare che chi decida di credere arbitrariamente in ciò che vuole, che vada contro la Verità di Cristo e contro la predicazione degli Apostoli, possa far parte dell’assemblea, perlomeno pienamente.
Il passaggio suggerisce, tra l’altro, l’esistenza di una gerarchia nell’assemblea: ci deve essere necessariamente qualcuno o qualcosa che decreti in modo definitivo cos’è una colpa, che sancisca chi ha colpa e chi no, che in un qualche modo garantisca per tutti i gradini bassi della piramide gerarchica.
Chiaramente, decretare la colpa può esser fatto da un apostolo o successore di essi, e quindi da un vescovo o da un prete. Ma essi non sono infallibili e quindi possono errare nel giudizio e nello stabilire cosa è colpa e cosa no.
Ci deve essere pertanto un’ autorità capace di decretarlo in modo sicuro, senza possibilità di errore e tantomeno di ricorso. Un Maestro e Giudice Supremo.
Se avete letto con attenzione, avrete già capito chi è questa autorità: è ovviamente il Papa, il sommo leader e capo indiscusso dell’assemblea di Cristo, che ha ricevuto da parte dello Stesso la potestà di giudizio su ciò che riguarda il definire cosa è e cosa non è una colpa; e dato che la Chiesa non verrà mai vinta dal demonio, tali giudizi, se emessi dall’autorità ultima e suprema e se hanno come oggetto la Fede e la Morale, allora dovranno essere emessi in modo infallibile (se così non fosse, il demonio vincerebbe la Chiesa, infettandola di errori).

Il Papa è colui che quindi è presente alla cima della piramide gerarchica della Chiesa, dell’assemblea, e dovunque lui c’è, c’è anche la Chiesa (“Ubi Petrus, ibi Ecclesia”), in quanto garante dell’esistenza stessa dell’assemblea e dell’unità dei vescovi e dei fedeli, legati in una sola Comunione fraterna, un solo Corpo.
E qui c’è da fare una considerazione importante, che deriva logicamente da quanto detto: Cristo ha fondato un’unica assemblea, un’unica Chiesa. È lo Sposo della Chiesa (Ef 5:22-33) e, da bravo Marito, le è fedele sempre. Potrebbe mai Lui abbandonare la Chiesa e tradirla con un’altra donna? La risposta, senza dubbio, è no.
È quindi manifesto che la Chiesa è solo una. Una ed una sola, fondata da Gesù e a lui soggetta, e chi ne fa parte deve soddisfare le condizioni dettate da Cristo stesso. Non possono esserci 2 Chiese, 2 assemblee, 2 Spose.
Se infatti ce ne fossero due, noi fedeli non sapremmo più da chi andare per sapere cosa è una colpa e cosa no, a quale insegnamento sottomettersi e a quale no (e ciò è importante da sottolineare, soprattutto nei dialoghi con i tradizionalisti più radicali, i quali, allo stesso modo dei protestanti, si creano nella mente una Chiesa che non esiste, e se esiste di essa non ne fanno parte, come vedremo più avanti nell’articolo).

Leggendo il Vangelo può sorgere un dubbio: chi mi garantisce però che la Chiesa possa emettere giudizi infallibili? Chi mi impedisce di credere che, in realtà, la questione dell’infallibilità della Chiesa sia stata inventata a posteriori per legittimare ciò che essa insegna?
Risposta: è il Vangelo stesso a rispondere.
La Chiesa non è infallibile per suoi particolari meriti, o perchè i suoi teologi sono talmente bravi ad insegnare la Parola di Dio da non sbagliare mai, bensì lo è in virtù della sua unione con Cristo in un unica Carne (in quanto Sposi) e soprattutto lo è in virtù dello Spirito Santo, inviato da Cristo sugli Apostoli e disceso su di loro a Pentecoste, con la promessa che permarrà con loro fino alla fine del mondo, guidando la Chiesa alla Verità tutta intera.
Non potrebbe, la Chiesa, esser guidata alla Verità tutta intera qual’ora non vi fosse tale garanzia o qual’ora la Chiesa insegnasse delle verità di Fede fasulle.
Ecco alcuni dei passi tratti dal Vangelo di Giovanni dove Cristo spiega il ruolo dello Spirito Santo, il “Consolatore”, agli Apostoli, che Egli invierà quando tornerà dal Padre:
Gv 14:15-17
“Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. lo pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi.”.
Gv 14:25-27
“Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore“.
Gv 16:7-11 :
“Ora io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò. E quando sarà venuto, egli convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio. Quanto al peccato, perché non credono in me; quanto alla giustizia, perché vado dal Padre e non mi vedrete più; quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato.
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà.
Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l’annunzierà“

Il Concilio Vaticano I sancisce, in conformità e coerenza con la Rivelazione, il dogma dell’infallibilità papale nel documento Pastor Aeternus:
“[…] con l’approvazione del sacro Concilio proclamiamo e definiamo dogma rivelato da Dio che il Romano Pontefice, quando parla ex cathedra, cioè quando esercita il suo supremo ufficio di Pastore e di Dottore di tutti i cristiani, e in forza del suo supremo potere Apostolico definisce una dottrina circa la fede e i costumi, vincola tutta la Chiesa, per la divina assistenza a lui promessa nella persona del beato Pietro, gode di quell’infallibilità con cui il divino Redentore volle fosse corredata la sua Chiesa nel definire la dottrina intorno alla fede e ai costumi: pertanto tali definizioni del Romano Pontefice sono immutabili per se stesse, e non per il consenso della Chiesa.
Se qualcuno quindi avrà la presunzione di opporsi a questa Nostra definizione, Dio non voglia!: sia anatema.“
Lo stesso documento sancisce che la Chiesa, essendo indefettibile e protetta infallibilmente dal male, avrà sempre un capo visibile a garantirne l’esistenza. Dovrà sempre esserci un Papa, Successore di Pietro, che siederà nell’assemblea come Fondamento di Unità Apostolica:
“Se qualcuno dunque affermerà che non è per disposizione dello stesso Cristo Signore, cioè per diritto divino, che il beato Pietro abbia per sempre successori nel Primato sulla Chiesa universale, o che il Romano Pontefice non sia il successore del beato Pietro nello stesso Primato: sia anatema“.
Che il Beato Apostolo Pietro non avrà sempre successori è ciò che, volenti o nolenti, seppur inconsapevolmente, insegnano i sedevacantisti: la Chiesa, da Pio XII in poi, non avrebbe più avuto un Papa valido. In questo modo, in contrasto con l’Evangelo, i sedevac insegnano, sostanzialmente, che la Chiesa non esiste.
La Chiesa esiste nel momento in cui c’è un segno visibile della sua esistenza. Abbiamo detto in precedenza che tale segno è il Papa, pietra sulla quale la Chiesa è fondata e punto di unione di vescovi e fedeli. Se il Pontefice, che è il capo visibile della Chiesa, non ci fosse più, avremmo una “assemblea” allo sbando:
- Innanzitutto, si deve ammettere che la Chiesa sia stata sconfitta dal demonio, il quale sarebbe riuscito a fermare la sua cavalcata inarrestabile nel tempo, prevalendo su di essa e impedendo a Pietro di avere un Successore e a Cristo di avere il suo Vicario; in questo modo il demonio avrebbe fatto scacco matto a Dio (cosa ovviamente da escludere a priori);
- Secondariamente, si deve ammettere che la Chiesa abbia perso il suo Maestro nella Fede, lasciando il resto dei fedeli in un enorme guaio: da chi dovranno andare i fedeli per avere una sentenza definitiva su cosa sia colpa e cosa no, se non c’è chi le sentenze può emetterle? Chi eserciterà la potestà di Cristo sulla Terra, se il “Cristo” visibile non c’è? Ne deriva uno spaventoso relativismo, che lascia la Chiesa priva di quella roccia infallibile, che darebbe sicurezza ai fedeli e terrebbe unita le membra del corpo visibile della Chiesa
Di tali affermazioni e delle risposte che i sedevac forniscono ad esse ne parleremo in dettaglio nella prossima parte.
Concludo la disamina con le parole del Beato Pontefice Pio IX, che allude a queste problematiche nell’enciclica “Etsi Multa”, in un passaggio in cui parla della comunità scismatica dei “Vetero-cattolici”:
“E che cosa tentino e dove mirino codesti miserabili figli del male, chiaramente si vede da altri loro scritti, e soprattutto da quello empio e spregiudicato che fu pubblicato poco tempo fa da colui che essi, di recente, hanno eletto come pseudo-Vescovo. Essi infatti sovvertono il vero potere di giurisdizione che risiede nel Romano Pontefice e nei Vescovi, successori del Beato Pietro e degli Apostoli, e lo trasferiscono al popolo, ossia, come dicono, alla comunità; rifiutano sfacciatamente e combattono il magistero infallibile sia del Romano Pontefice, sia di tutta la Chiesa docente. Contro lo Spirito Santo (che Cristo affermò che sarebbe rimasto in eterno nella Chiesa), essi con incredibile ardire sostengono che il Romano Pontefice, e tutti i Vescovi, sacerdoti e popoli, congiunti con lui in unità di fede e di comunione, sono caduti in eresia, quando hanno sancito e professato le definizioni del Concilio Ecumenico Vaticano. Negano quindi anche l’infallibilità della Chiesa, bestemmiando che essa è morta in tutto il mondo, e che il suo Capo visibile e i Vescovi non esistono più; quindi vanno dicendo che è sorta in loro la necessità di restaurare l’episcopato legittimo nel loro pseudo-Vescovo, il quale, salendo alla carica non per la porta, ma in modo diverso, come uno che rapina o ruba, attira egli stesso sul proprio capo la dannazione di Cristo“.

Quindi, ricapitolando:
- Cristo è Dio ed è stato dal Padre unto (cioè Kristòs) come Sommo Re, Maestro, Pontefice, Giudice e Sacerdote del mondo intero, unendo queste prerogative in un’unico ufficio
- Cristo, al modo di Dio con Israele, convoca una sua assemblea, formata dal Popolo dei Credenti in Lui
- L’assemblea è fondata da Cristo sui suoi seguaci più stretti, gli Apostoli, da Lui scelti per guidarla
- Cristo, tra gli Apostoli, ha scelto Pietro come Capo degli Stessi e come fondamento dell’unità dell’assemblea stessa, incoronandolo donadogli la sua potestà, il suo ufficio
- La Chiesa è sostenuta dallo Spirito Santo, Dio e Consolatore, inviato dal Figlio per assisterla nei secoli e guidarla alla Verità tutta intera, impedendo alle porte degli Inferi di prevalere su di Essa, infettandola di errori
- Pietro, cioè il Papa, e i suoi Successori, in quanto Maestri Sommi della Fede, ricevono dallo Spirito il dono dell’infallibilità, che consente lui di non sbagliare nel promulgare insegnamenti definitivi (“legando” i fedeli ad essi, come dice Cristo quando parla di “sciogliere” e “legare”) che hanno a che fare con la Fede e i Costumi, cioè la Morale.
- Se quindi la Chiesa, unita “cum Petro et sub Petro” (con il Papa e sotto il Papa), insegna qualcosa che ha valore dogmatico o dottrinalmente definitivo, essa gode di quella infallibilità nell’insegnamento che è dono dello Spirito Santo
- Se la Chiesa non può essere sconfitta dal demonio e dai suoi angeli, allora ne deriva che l’unità della Chiesa non può mai venire meno; pertanto, è impossibile credere che ci possa essere un periodo in cui la Chiesa è senza Pastore Visibile
Nel prossimo articolo, andrò nel dettaglio, analizzando le fallacie dei singoli sedevacantismi.
Vi ringrazio per l’attenzione e vi rimando alla prossima parte.
Laudetur Jesus Christus!