Chi sceglie di servire Dio con tutta la sua realtà di vivente, deve pensare ad un solo obiettivo, che è la prassi della carità. La dottrina cristiana è una prassi ascetica dura e violenta, non può tenere conto di alcune gioie della vita particolarmente umane, seppur lecite.
Un uomo di Dio che serve per il bene è chiamato a dedicare ogni istante della sua vita ad un bene sempre maggiore. La vita coniugale è a sua volta un bene, ma un bene minore, perché particolare e non generale.
Dico particolare perché un uomo sposato può dedicare la maggior parte delle sue forze alla sua famiglia, che è per l’appunto un qualcosa di particolare. La ritrazione delle forze che avvengono in lui si canalizzano lì dove l’aspetto peculiare della famiglia viene meno. Prima di un bene massimo, deve perciò venire un bene singolare, che è quello della moglie e dei figli. Pertanto Cristo disse: “7E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. 8Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. 9Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, 10né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l’operaio ha diritto al suo nutrimento”.
Sí, il regno dei cieli è troppo vicino. È troppo prossimo. È una messe in cui gli operai sono pochi. Non dobbiamo portare niente con noi, perché l’operaio è servo del padrone e ha diritto alla ricompensa del solo padrone. Ben grande ricompensa se oltre ad essere servo, è anche suo amico!
L’effetto del bene è proporzionato alla potenza che lo compie. Una potenza minore dà effetto minore, mentre una potenza maggiore dà effetto maggiore. Niente di per sé è negativo, ma vi è il sufficiente, il discreto, il buono, l’ottimo e poi l’eccellente. La perfezione è graduale e, pertanto, consiste in questo: dedicarsi in toto ad un fine eccellente e non solo sufficiente; dedicarsi in toto ad un fine che si dilati in tutte le prossimità del regno dei cieli, e non in una sua minima parte. La vita del cristiano è una lotta contro il venire più del male e delle sue ombre. Se parte della sua vita è dedicata ad altro, come la famiglia, allora non vi è concentrazione delle forze verso un unico spostamento agonistico, verso un solo balzo atletico riferito al bene pragmatico.
Non si vuole rendere l’idea di un mondo che sia un monastero, una clausura, ma di un grado di ascesi differente da quello prestabilito dalle norme antropologiche e sociali della famiglia. Quest’ultima serve, ma i sublimanti del concetto di famiglia ancora di più.
Tali sublimanti, veri ribelli del mondo contemporaneo, che non sfidano solo il male esteriore ma soprattutto quello interiore, sono i consacrati, i fedeli laici, i missionari, tutti coloro che esplicano la propria violenza interiore con un atto del loro libero desiderio di dilatazione del bene. Sono i romantici poco teoretici e molto pratici del nostro tempo, che sfidano non solo le norme sociali ingiuste, ma pure quelle pur lecite ma non perfette insite nella natura dell’uomo, che sono quelle di trovare moglie o marito e di procreare.
Si vuole ripetere che la famiglia è una delle più meravigliose opere di Dio. Ma oltre alla famiglia particolare, c’è la famiglia generalizzante: che è tutto il consorzio umano. Il missionario e il prete hanno figli che neanche conoscono. A loro va il più alto e faticoso lavoro e opera produttrici di bene.