Se l’essere è, e non può mai diventare un nulla, ogni essente è eterno. Si deve dimostrare errato tale assunto di Emanuele Severino (Brescia, 26 febbraio 1929 – Brescia, 17 gennaio 2020).
L’esistere delle cose non può essere mai eterno. Lo dimostreremo facendo riferimento alla definizione di “eternità” e a quello di “essente”. “Eternità” è infatti quello stato di cose per cui ogni successione di tempo t1, t2, t3… tn è considerato inutile per via dell’a-temporalità che assume l’oggetto rivelatosi eterno. Se l’oggetto fosse temporale, avrebbe un’origine in t1 e un termine in t2. Dire che tra t1 e t2 v’è t3, e tra t2 e t3 e tra t1 e t3 v’è t4 e così via, ciò non implica il concetto di “eternità” del finito, ma dell’infinitezza e dell’indefinitezza del finito. “Eterno” è infatti quell’oggetto per cui, come detto, ogni istante di tempo è inutile da considerarsi dato che il concetto medesimo di “tempo” è non-contingente alla sua natura. Si dice infatti, secondo la tomistica generale, che Dio è a-temporale perché è precedente alle funzioni dello spazio e del tempo. E, ancora, il termine “precedente” è un termine sbagliato. Ne è superiore, dato che il tempo è parte delle parti del tempo di Dio e lo spazio è parti delle parti dello spazio di Dio.
Infatti l’eternità è un attributo e determinazione contingente solo ad una causa prima, dato che una potenza eterna è quella potenza increata e priva di causa. Ovvero, ogni oggetto eterno è causa sui, dato che la causa precede l’effetto e questa precedenza implica una successione di tempo. Si potrebbe precisare che Emanuele Severino afferma il divenire come inesistente in forma estrema; tuttavia, si dimostrerà perché ogni oggetto è impregnato di divenire prima di realizzarsi nell’eternità. Inoltre, si considera un essente ogni oggetto che è contingente ad un altro, per il motivo per cui ogni essente è destinato alla propria origine formante ed è al contempo causa di un oggetto ed effetto di un altro.
La legge causa-effetto è una delle più importanti in logica analitica ed in metafisica. L’intera logica è una sistematica coniugazione di elementi producenti e prodotti come risultanti che sono connessi per mezzo di connettivi logici. Dire che ogni causa produce un suo effetto ed ogni effetto è stato generato da una causa significa anche dire che se Socrate è un uomo e un uomo è mortale, pertanto l’effetto di questa connessione logica è derivante dall’essenza di Socrate. Proprio su questo punto si fonda l’intero scritto: eliminare i rapporti di causa ed effetto tra le cose implica impregnare l’intera filosofia di fantascienza metafisica.
Ammettiamo infatti che non sia necessario stabilire leggi di causa ed effetto tra oggetti fisici o, più ontologicamente parlando, tra essenti metafisici. Tuttavia è metafisico quel discorso che tiene conto sia dell’aspetto fisico naturale sia dell’aspetto dell’oggetto come fenomeno dello spirito. È necessario stabilire connessioni di causa ed effetto tra oggetti perché, se è vero che un oggetto produce qualcosa, può produrre perché ottiene vicendevolmente potenza dalla produzione per cui è causato. Ora, bisogna stabilire una differenza metafisica tra causa prima e cause seconde perché ciò che non è causato è differente da ciò che causa ed è causato. Ma la differenza che vi è tra una causa prima incausata e una causa seconda causata è proprio legata al concetto di “tempo” e “successione temporale”. Non v’è necessità infatti per un oggetto incausato che chiamiamo “a”, affinché questi abbia inerzia per poter continuare il proprio divenire all’infinito. Ciò che chiamiamo “eterno” è, in realtà, un divenire illimitato che non necessita del concetto attuale di divenire per restare solido in sé e per sé. Ma se “a” contiene una potenza capace di inerzia infinita, pertanto la sua origine è una non-origine. Tale è una costituzione dell’oggetto “a” che lo rende irriducibile come totalità concreta e come totalità temporale. Ovvero, esiste un solo oggetto irriducibile se (e solo se) la sua irriducibilità è irriducibile in funzione dello spazio ed in funzione del tempo. Ora, una causa seconda “b” non è segnata dall’illimitata inerzia del suo sforzo diveniristico. Infatti, se è causata, ha un’origine e non una non-origine. Dato che possiede produzione, è pertanto necessario, anche in un discorso metafisico, considerarne le continuità e le discontinuità di causa ed effetto.
Poniamo una tesi principale: “La legge di causa ed effetto è un’astrazione logica per spiegare le connessioni tra gli oggetti, ma non gli oggetti”. A tale tesi però si contraddice un’antitesi: “Ogni oggetto non è solo cosa in sé e per sé, ma è anche relazione con altri oggetti”. Dobbiamo dimostrare la seguente operazione sintetica: “Ogni oggetto è in sé e per sé ed è relazione tra oggetti”.
Determiniamo la cosa in sé e per sé come forma immediata di ciò che è, a differenza di quella mediata che è relativa all’oggetto con cui si relaziona. Ora, ogni elemento è sia immediato che mediato, perché ottiene immediatezza dal fatto che esso è a priori, come contenuto di differente natura rispetto ad un suo relativo. La legna è la legna, la cenere è la cenere. Vedremo in che senso questo noto esperimento mentale di Emanuele Severino sarà confutato.
Tuttavia, se un certo tronco di legna, in forma particolare, non è il medesimo rispetto ad un altro tronco di legna, dato che essi sono 2 oggetti a sé stanti, comunque vi è, in forma generale, che entrambi sono legati logicamente al fatto che sono legno. In questo caso l’oggetto considerato è sia cosa in sé e per sé (cioè, quella particolare legna, quella particolare cenere), sia cosa connettiva (cioè, la generalità del legno). L’insieme degli elementi “legno” è pure un insieme improprio di sé, perché esso è in sé e per sé già qualcosa di unico rispetto agli altri insiemi che condividono solo alcuni elementi con tale insieme; in questo caso l’elemento della generalità della legna. Ma il vero è l’intero ed è interezza, in questo caso, la proprietà che coniuga sia la particolarità del sistema, sia la sua generalità. Non vi possono essere solo relazioni perché, per assioma dell’estensionalità, 2 insiemi sono uguali se (e solo se) hanno gli stessi elementi. Non vi può essere solo la cosa in sé e per sé perché ogni oggetto ha almeno uno ed un elemento che lo rende non partecipante rispetto all’altro: per l’appunto i suoi elementi di particolarità. Pertanto avviene questa risultante sintetica, che si può assiomatizzare nell’assioma della coppia, dato che se A e B sono insiemi, esiste pertanto un insieme contenente A e B come suoi soli elementi. Tale insieme è ciò che contiene sia gli elementi immediati all’oggetto, sia quelli mediati.
Ora, l’errore di Emanuele Severino consiste nel presentare la legna uguale alla cenere, dato che a = b. Ma non è definizione di “legna” ciò che è necessaria che sia calda per essere cenere. Ovvero, non è immediatezza di “a” essere “c” (l’elemento “c” è il calore, che è un contingente), affinché a = b. Non possiamo dire infatti che l’immediatezza della legna sia “quell’oggetto a che è pure c”. Ciò viene negato dall’assioma dell’estensionalità. Ora, è necessario che “c” sia considerato, perché “a” non può essere uguale a “b” di per sé stesso, dato che non contiene “c” nel suo insieme, perché “c” è a sua volta un immediato in sé e per sé. Dunque, non avviene che “a” è apparizione di “b”, ma che a ≠ b a motivo di “c”.
Come può “a” diventare uguale a “b”? “A” è uguale a “b” se (e solo se) è causa prima e non seconda di “c”. Per tale motivo, ogni essente in Emanuele Severino assume la connotazione dell’eternità che è propria di uno ed un solo oggetto. Ritorniamo infatti al punto di partenza: la differenza che vi è tra “causa prima” e “causa seconda”. E ritorniamo al fatto che è necessario che “a” sia derivante da qualcosa.
Sul primo punto, infatti, è necessario che l’essente non sia eterno, altrimenti ogni essente sarebbe causa sui e causa prima degli altri essenti, anch’essi cause auto-producenti e cause prime delle altre cose. Invece è necessario considerare le cause seconde per affermare l’esistenza della causa prima. Non a caso, se le cose non vengono prodotte per principio di causalità, ma compaiono e scompaiono nell’essere, allora si va minare l’intera filosofia, producendo così conclusioni anti-filosofiche che giungono a conclusioni strampalate: come il fatto che per ogni essente esistente v’è una causa prima. Che è pure il medesimo essente. Dunque è necessario che ogni essente derivi dal nulla per mezzo di un atto motore di qualcosa.